Meditazioni Giornaliere

04.12.2012
Tiziano Terzani:
“Ormai nessuno ha più tempo per nulla. Neppure di meravigliarsi, inorridirsi, commuoversi, innamorarsi, stare con se stessi. Le scuse per non fermarci a chiedere se questo correre ci rende felici sono migliaia, e se non ci sono, siamo bravissimi a inventarle.”

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03.12.2012
E’ lunedì. E ho già detto tutto.

Sally Berger:
“Il segreto per andare avanti è iniziare.”
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02.12.2012
nonna-mulan-_grillo-fortunato.jpg w=300&h=231Beeeep Beeeeep” . Un colpo di clacson mi desta bruscamente dai miei pensieri. La forchetta mi scivola di mano e capitombola sul piatto con un fastidioso tintinnio. Diamine devo andare. Mi alzo e corro a infilare il cappotto, mi metto in spalla zaino e borsa, recupero la valigia.. un secondo per guardarsi intorno, un veloce “ciao” di saluto e mi lancio giù dalle scale.

Rieccomi, nel mio appartamento universitario pronta ad affrontare una nuova frenetica settimana. Sistemo gli abiti nell’armadio, i libri ordinati sulla scrivania. Slaccio le scarpe e sfilo i vestiti. Il pigiama estremamente imbarazzante con gli orsacchiotti mi attende ben piegato sotto al cuscino. Accendo il pc per controllare la mail e il calendario dei prossimi giorni e intanto metto a bollire l’acqua per la tisana.
La prima settimana-senza-tirocini, a pensarci mi sembra quasi un sogno, sento i muscoli della schiena rilassarsi alla sola idea e avverto una piacevole sensazione di beatitudine. Adoro i turni nei reparti, ma gli orari stavano cominciando a minare in maniera preoccupante il mio equilibrio psico-fisico.
Invece:
Domani alle 7.00 mi alzerò e, dopo essermi lavata, mi preparerò un caffè lunghissimo in compagnia del quale mi siederò alla scrivania, e gustandolo comincerò a sfogliare le pagine del libro intenta ed assorta come un ottantenne al bar davanti al giornale. E così per il resto della mattina. Il tutto intervallato da qualche breve passeggiata per sgranchirsi le gambe magari per buttare nel cassonetto la differenziata che si sta via via accumulando… eeggià 🙂
Dicevo tisana,tisana.. all’anice. Me ne verso un po’ e raggiungo il letto, mi ci accovaccio sopra in posizione yoga tenendo la tazza ben stretta tra le mani per scaldarmi. Il flebile fumo che ne esce mi solletica la faccia.
Inspiro e sorrido, arrivata al venerdì come uno straccio, equiparabile ad un colabrodo e con una riserva apparentemente inesauribile di lacrime (principale colpevole l’eccessiva stanchezza), non avrei scommesso un quarto di penny di sopravvivere al weekend.  Invece mi sono sentita sicura e serena, emozioni piacevoli e considerato che (per esperienza) non so quando si ripresenteranno mi pare doveroso scriverlo oggi qui sul blog.. Certo tralascerei volentieri qualche pesante litigata, ma che purtroppo ormai è entrata nella prassi “weekendifera”.

Oriana Fallaci :

“La felicità fissa non esiste. Esistono solo momenti felici: quelli nei quali si è molto stupidi o molto innocenti. “

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29.11.2012
A volte capita che un passo avanti ti porti più indietro di prima. Che grande gioco dell’ Oca! E così la risposta che stavi cercando al posto di confermarti la tesi te la ribalta.

Emerson disse:
“Tutto e’ un enigma e la chiave di un enigma e’ un altro enigma.”
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27.11.2012
Giornata emotivamente difficile, ho visto da vicino gli effetti delle droghe sulle persone, gli effetti dell’Aids, il dolore nella paura e nell’astinenza; ho visto prognosi negative; ho visto pazienti più preoccupati di perdere il lavoro che di essere curati;  pazienti smarriti con occhi grandi e lucidi  in cerca di una malattia a cui attribuire i sintomi, in cerca di una risposta perchè se neanche il primario riesce a capire che cos’hai, di chi si può fidare? E ho visto medici coraggiosi e preoccupati mettersi in discussione per riuscire a garantire a tutti una cura.

Sfilo gli zoccoli e li inserico in basso nell’armadietto, appendo il camice e metto Arroganza nella sua custodia. Infilo la giacca e raccolgo la borsa, poi chiudo l’armadietto.
Vado a casa e nella testa una domanda: ritroverò ancora tutti i pazienti domani?

Scrive Cohelo:
<Allora, malgrado tutte le parole contrarie, malgrado la mia tristezza e la mia sensazione di impotenza, non posso abbandonare l’unica cosa che mi mantiene in vita: la Speranza. Una parola sulla quale ironizzano copiosamene gli pseudo-intellettuali considerandola sinonimo di “inganno”. […] Una parola che, spesso, ci accompagna nel mattino, viene ferita nel corso della giornata e muore all’imbrunire, per resuscitare con l’aurora successiva. >

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5.11.2012
StCRRhjsFare tirocinio dicono serva per aiutarti a capire meglio quello che studi e per aiutarti a scegliere che strada intraprenderai un domani, quale ramo della medicina fa al caso tuo:  generalmente l’esperienza ti porta a credere che con così tanti anni alle spalle di allenamento effettivamente diventarai una solidissima trave di sostegno per il muro. Gli ospedali han bisogno anche di quello in fin dei conti.  Peccato che non ci sia tra i bandi di concorso.

Ernest Hemingway:
“Oggi non è che un giorno qualunque di tutti i giorni che verranno, ma ciò che farai in tutti i giorni che verranno dipende da quello che farai oggi.”

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Le lacrime scorrevano incessanti e il respiro mi si spezzava in gola tra le feroci contrazioni dei muscoli addominali. La luce  spenta mentre rimanevo accovacciata accanto al letto, ansimante. La stanchezza aumentava sempre di più, non avevo altre forze per piangere, non sapevo neanche quando tempo fosse passato. Smettevo e dopo qualche minuto inesorabilmente ricominciavo. Le immagini mi riaffioravano alla mente, vivide più che mai, quasi palpabili, ogni volta, ogni volta che chiudevo gli occhi, ogni volta che mi distraevo.
Rivedevo quei volti, quei particolari, quelle patologie, rivivevo quei momenti.
Non voglio. Non posso farlo anche domani. Non posso tornarci. Non riesco. Non posso.
.. Ma soprattutto gli occhi, quegli occhi.. Occhi grandi, occhi spaventati, occhi implontanti.

Dal libro “Come il fiume che scorre”:
Mi disse: “Se vuoi qualcosa devi prima mostrare i tuoi occhi”. […] Anche se si dispone di tutti i mezzi di comunicazione immaginabili, nulla- assolutamente nulla- può sostituire lo sguardo dell’essere umano.
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Stavo tornando a casa, il passo era spedito e sicuro, potevo percorrere quella via ad occhi chiusi, abitavo lì da anni e alla sera era sempre deserta. Faceva freddo e il vento rigido premeva come un pugno sullo sterno. Da qualche settimana, infatti, era arrivato l’inverno rendendo sciarpa e giacca accessori imprescindibili; in linea teorica anche i guanti erano essenziali, purtroppo per loro erano troppo facili da perdere e continuare a ricomprarli stava diventando economicamente insostenibile. Era buio, a testimonianza del fatto che le giornate si stavano rapidamente accorciando, le luci dei lampioni proiettavano sul marciapiede e sui muri circostanti strane ombre al mio passaggio, normalmente le trovavo rassicuranti, infondevano uno strano senso di compagnia; oggi invece non ci facevo caso.
Solo quando i rintocchi del campanile cominciarono a scandire l’ora mi resi conto che erano solo le 7 p.m. e che stavo impegnando tutta me stessa in un’ apparentemente immotivata marcia dal ritmo serrato. Rallentai e, ciondolando qualche altro passo, arrivai a fermarmi.  Da quali pensieri stavo scappando?
In un attimo sentii il gelo abbracciarmi forte le ossa e far tremare i muscoli. Gli occhi si riempirono di lacrime e la vista mi si annebbiò.
“Tu non piangi, è solo stanchezza, passerà.” mi sussurai riprendendo a camminare.

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