Apatia da decaffeinato

Sbuffai e con un gesto secco chiusi il libro, non riuscivo a distrarmi. Mi alzai dal letto, dove mi ero stesa qualche minuto prima e infilai le ciabatte. Percorsi svogliatamente il corridoio e finalmente arrivai in cucina. La portafinestra era spalancata, la tapparella alzata cosìcchè si potesse vedere liberamente il balcone e dietro di esso quell’ immensa distesa blu, calma e luccicante. Mi appoggiai alla ringhiera e contemplai il mare respirando a pieni polmoni. Davanti a me insieme a ossigeno, azoto e iodio si libravano tutti i miei casini, tutti i miei pensieri. Ordinatamente sparsi, ma non più soffocanti, era come se l’aria di mare li facesse levitare, permettendomi una leggerezza a cui da tempo non ero abituata. La linea dell’orizzonte era appena appena accennata e l’acqua pareva mescersi pacatamente con il cielo.
Mi avvicinai alla sedia e vi sedetti, sul tavolino i libri che avevo studiato durante tutta la giornata erano riposti compostamente e un volo di gabbiani in lontananza mi teneva compagnia, rendendo l’immagine più pittoresca e il clima più adatto alla riflessione. Non mancava neanche un leggero venticello a scompigliare i capelli, un toccasana dopo il caldo sofferto nei giorni precedenti in città.
Dedita a grafici, formule e sterili ragionamenti matematici non avevo avuto modo di parlare con nessuno, e non capivo se la cosa mi piacesse o mi infastidisse. Non avevo voglia di sprecare le corde vocali in inutili conversazioni sull’ipotetica gravidanza della compagna di George Clooney, non volevo partecipare all’aumento dell’entropia, nè all’ inquinamento acustico..non in modo così futile.
Appoggiai la testa ad un braccio e proseguii la contemplazione da un’altra prospettiva, la linea dell’0rizzonte appariva ora verticale mentre ai gabbiani si univano delle rondini.  Che volo basso.. curioso.. verrà a piovere? Così dice il detto, ma siamo sicuri che sia basso questo? Magari volano sempre così..
Pensai all’indomani e focalizzai la lista delle cose da fare, avrei, in primis, dovuto comprare del caffè per la moka non decaffeinato, la brutta esperienza vissuta appena sveglia non doveva ripetersi. D’altronde non ci voleva un’aquila per immaginare che il nonno, ormai da tempo in pensione, non si intossicasse con quintali di caffeina come la qui presente.
Nel frattempo le rondini scomparvero. Forse allora non pioverà..
Lungo i marciapiedi sottostanti cominciò un timido viavai di gente, allegre famigliole inziavano a mettere il naso fuori dalla porta, pronte per la classica e irrinunciabile passeggiata serale, magari, e perchè no, accompagnati da un fresco gelato mentre in sottofondo qualche artista ingaggiato dai bar sulla spiaggia ripropone classiche canzoni o pezzi jazz.
Facendo leva con le mani sulle coscie, come avevo visto più volte fare al mio vetusto parente, mi alzai. Sgranchii gambe e schiena in un rituale che cominciava a divertirmi, afferrai la borsa e il cellulare, sfilai le ciabatte optando per un paio di sandali con il cinturino, girai le chiavi e uscii di casa. Volevo un gelato sul mare..

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2 risposte a “Apatia da decaffeinato

  1. che fine hai fatto?
    mi manchi

  2. 🙂 Rapita dalle sessioni d’esame! Finalmente torno ad avere un po’ di respiro.

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