Primi dolorosi passi verso il diniego del caffè.

Mentre seduta al tavolo della cucina, osservavo i cerchi bianchi che disegnava il movimento del cucchiaino nella tazza fumante, non potevo non pensare che conoscevo il mio corpo da ben ventidue anni, e tra noi si era ormai instaurato un senso di fiducia reciproca. La convivenza non è facile per nessuno, ma noi ce la stavamo cavando alla grande! Il colpo basso che stavo per sferrargli probabilmente (anzi, senza probabilmente) avrebbe incrinato il nostro rapporto. Sebbene stessi agendo per il suo interesse più che per il mio, ero perfettamente consapevole che non me l’avrebbe perdonata tanto facilmente.
Smisi di cercare di amalgamare quella poltiglia marroncina e appoggiai il cucchiaino sporco su un pezzo di carta scottex. Agguantai entrambi i lati della tazza con la stessa energia e convinzione con cui uno che non ha mai aperto il libro si dirige alla cattedra per un’interrogazione a sorpresa, e la portai alla bocca. Presi fiato e ringraziai di avere il naso chiuso per il raffreddore.
Forza, è come strappare un cerotto..
O forse no.

Rifilare allo stomaco un banale surrogato, un non ben identificato agglomerato di orzo e ginseng, al posto dell’unico, nero, amaro e ineguagliabile caffè espresso è davvero meschino ..ma un po’ è anche colpa sua, e sotto sotto lo stomaco lo  sa.

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