Il pub

La definirei di un blu tendente al verde, ma forse era perchè la vedevo sempre e solo di notte e non ero mai riuscito ad identificarne il colore, un po’ scrostata e tradizionalmente cigolante. Vi avvicinai incerto il palmo della mano e poi, d’improvviso sicuro, diedi forza. La porta cedette senza troppa resistenza e io entrai. Varcare la soglia del solito pub oggi aveva un sapore diverso.
Trascinai le gambe una davanti all’altra fino a raggiungere lo sgabello di pelle scura davanti al bancone per poi lasciarmici cadere sopra come un peso morto. L’ambiente era quello usuale, le luci soffuse rimbalzando contro le pareti rosso fuoco conferivano alla sala un cupo color arancione. I divanetti neri e i tavolini in freddo mogano non aiutavano certamente a rallegrare l’ambiente, ma l’obiettivo non era quello. Il segnale era chiaro: “Fatti i fatti tuoi e non rompere i coglioni al prossimo”.  Esattamente quello che mi confortava ogni volta. Appoggiando entrambi i gomiti sul bancone sollevai lo sguardo e spostai il busto in avanti per rivolgermi al barista. Centinaia di bottiglie contenenti liquidi di vari colori si ergevano imponenti sulle mensole di fronte a me.  Un uomo molto robusto, calvo e con grandi occhi color nocciola si avvicinò; aprii la bocca per ordinare, ma non ebbi neppure il tempo di emettere un suono che con un cenno di assenso mi arrivarono all’ orecchio le parole: ” Ho già capito amico, ci penso io.”
Dandomi le spalle cominciò a trafficare, muovendo le mani così velocemente che il sinistro serpente tatuato a spirale lungo l’avambraccio destro sembrava aver preso vita. Con la stessa fermezza di un giudice a fine udienza, mi sbattè uno dopo l’altro tre bicchieri sotto il naso. “Vedrai, andrà a posto tutto. Ora bevi.”
Non feci domande e non cercai risposte, semplicemente obbedii. Sentii il progressivo bruciore lungo l’esofago, poi con la gola in fiamme scossi la testa e tornai a guardare fisso avanti a me.
Scendendo dallo sgabello, con una sensazione di calore che impregnava i tessuti di tutto il corpo camminai verso l’uscita. Portai giusto il braccio di qualche centrimetro sopra la spalla, affinchè si potesse notare che distendevo le dita in segno di riconoscenza.
Arrivato a casa mi accomodai al tavolo, la macchina da scrivere mi stava dinnanzi, immobile, e sembrava fissarmi con rimprovero. Aggiunsi un nuovo foglio e cominciai a battere sui tasti. Non dovetti aspettare che passasse molto tempo, i pensieri prima ordinati nella mia mente cominciarono a confondersi, le parole sembravano svuotarsi di significato, le lettere intrise di inchiostro nero colante presero a danzare dolcemente.
Mi svegliai sul divano con un opprimente cerchio alla testa ad annunciarmi che era arrivato un altro giorno.  Tastai le tasche, mi serviva un’aspirina.

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2 risposte a “Il pub

  1. Veramente, veramente bello. Dimmi che è l’estratto di una qualche monografia che stai scrivendo!
    O forse una FF?

  2. Non c’è che dire. Stai cominciando proprio proprio bene!

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